Un café del tiempo con Alex in Valenzia

portrait Alexander StarostinAll’aperto, seduto ad un tavolino del “caffé all’angolo” di fronte a un café con leche del tiempo, con una sigaretta tra le dita ed un sorriso sulle labbra, Alexander Starostin ricorda la sua esperienza come studente a Valenzia. Lasciare un lavoro come reporter televisivo per cercare fortuna in Europa potrebbe sembrare un azzardo a molti, eppure è stata questa la decisione di Alex, studente ventitreenne di giornalismo, dopo il suo anno trascorso a Valenzia.

“Io sono cambiato. Il mio atteggiamento è cambiato. Ho capito che, al di là delle differenze culturali, le persone possono essere molto simili. Mi sono reso conto che abbandonare il proprio Paese non è così difficile e che, anche all’estero, è possibile sentirsi a casa.” Alex immagina il suo futuro, se non in Spagna, per lo meno in Europa. Sicuramente non in Russia. Tra i suoi progetti per il futuro c’è quello di collaborare con alcune riviste in lingua russa e di spostarsi da Valenzia ad una città spagnola più grande.

“I primi tre o quattro mesi sono stati difficili. Il livello del mio spagnolo era elementare e mi imbarazzava chiedere sempre al professore di ripetere. I miei compagni di classe spagnoli erano sempre molto disponibili ad aiutarmi, ma non siamo mai usciti insieme la sera per bere qualche chupito (shottino).” È grazie ai suoi amici argentini e messicani, oltre che ad altri studenti internazionali, che Alex è riuscito a superare le famose barriere linguistiche. Adesso, tra i suoi amici, ci sono anche alcuni Valenziani. Secondo lui, ci sono alcune somiglianze tra le abitudini ed i comportamenti russi e spagnoli.

Durante il suo anno come studente dell’Università di Valenzia, Alex ha potuto apprezzare, in particolare, il rapporto che si instaura tra professori e studenti, più amichevole rispetto alla Russia. “In Spagna non ti senti in una posizione di inferiorità quando parli con un professore” – spiega – “Nonostante il professore sappia più cose di te, non te lo fa pesare”. Alex è stato felice di allontanarsi dalle rigide teorie accademiche del sistema universitario russo per ascoltare i preziosi consigli di giornalisti professionisti, che impostano le lezioni sulla propria esperienza diretta. D’altro canto, però, ammette che la mancanza di organizzazione dell’Università spagnola e la noncuranza di alcuni professori lo hanno, a volte, frustrato.

“Se dovessi dare qualche consiglio ai prossimi studenti erasmus, gli direi di non avere il timore di aprirsi, di aprire la loro mente, di fare domande tutte le volte che non capiscono qualcosa, di frequentare la gente del posto e di accettare sempre le regole del Paese che li sta ospitando.” Alex è determinato e il suo discorso è ottimista.

La sua esperienza Erasmus ha aggiunto più di una voce al suo curriculum. Come ama dire a tutti, “l’Università della vita” gli ha insegnato più di quanto abbia imparato sui banchi di scuola.

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